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mercoledì 25 gennaio 2012

Last day of magic

Sveglia alle 6.00, di corsa a prendere il treno delle 7.30 per stare a via Salaria alle 9.00 e qualcosa.
Appuntamento alle 9.30 con G. per una colazione insieme: il momento più bello della giornata, quello più adatto per strafogarsi di dolci e cappuccino senza doversi sentire troppo in colpa, il momento più adatto per spettegolare di tutto quello che passa nella propria mente e tutto diventa ancora più perfetto se si è dentro un bar carino e dove ci si può stare quanto si vuole.
Per tutto il tempo a ridere,scherzare, confidarci, aggiornarci e sfottere Ron (quello di Harry Potter) che si è messo a fare il cantante.
Ci si sente bene, tremendamente bene in momenti come questi!
Finita la colazione un salto alla Rinascente per scroccare il caffè alla Nespresso, un giro nel reparto di articoli per la casa, l'acquisto di una custodia troppo bella per il mio CharlesB. (sarebbe il mio iphone), l'ispirazione e l'idea per la foto di still life.
La passeggiata fino a Termini accompagnata da tremila chiacchiere ed ancora il cervello che in mezzo a tutta quella beatitudine fa schizzare fuori tremila idee per le foto che si perfezionano e prendono sempre più forma.
L'arrivo a Studio13 un negozio/scuola di trucco veramente iper-fornitissimo, lì trovo le ciglia perfette per una foto...questa foto è in creazione nella mia mente da un mese, da quando a Montmartre dentro un negozietto (http://www.tombeesducamion.com/ ) veramente spettacolare ed illuminante ho trovato una maschera e poi piano piano è arrivato tutto il resto.

[on air The kills- Pots and Pans]

Il viaggio di ritorno a casa, il cellulare che squilla, il ragazzo di fronte a me che mi sorride divertito dalla mia suoneria (era pure carino!): ho un'anatra che fa "qua-quaaa-qua!" quando mi si chiama.
La lettura de l'Internazionale settimanale bellissimo e di cui sono diventata dipendente.
L'arrivo a casa, il pisolino, il risveglio, la lotta per organizzare una foto domenica e il diventare una piccola pr.
La scoperta dei The Kills, la conferma che mi piace l'indie-rock e l'indie-pop: finalmente posso dire di avere un genere musicale che mi piace.

Si sta bene, si sta tremendamente bene ed il cervello va e crea ed a me non resta altro che appuntarmi tutto sulla mia moleskine (altra mia dipendenza vitale) e contare sull'appoggio di G. che asseconda ogni mia follia, ogni mio delirio: che complice perfetta!
Ma poi...The kills- The Last goodbye, l'affermazione di G. :" Ho paura di diventare come gli altri in futuro".
Ma poi la foto di J. con una delle sue band con la quale ha vinto un concorso, sembrano già famosi.
"It's the last goodbye, I swear.." suonano i The kills e cavolo quanto mi piacerebbe poterlo dire facendo finta di crederci almeno per una volta.
La foto è bella, è rock;lui non ha gli occhi rivolti verso l'obiettivo: guarda verso il basso con uno sguardo vago ed anche un po' timido.
Lui è bello, tremendamente bello e bohemiene.

"Ho paura di diventare come gli altri in futuro", G. intende sentimentalmente.
"Tutto dipende dai nostri standard, loro saranno la nostra gioia ed il nostro dolore" le rispondo.
" I nostri standard si sono alzati" ribatte lei.
Touché.

"Con il tempo,si riesce a dimenticare quando si hanno accanto delle persone che ti stanno vicino e con un pizzico di fortuna nella vita" mi scrive M.
"Si deve avere la fortuna di trovare un qualcosa uguale o superiore a quello che è diventato solo un ricordo" ribatto io.

[on air The Kills- The last goodbye]

Mi riguardo la foto di J., la zoommo per vederlo meglio e per me è sempre più imbattibile.
Questa volta noto anche i capelli che gli sono cresciuti parecchio, per fissarli gli hanno messo un po' di lacca; ha una camicia rossa a quadri e i suoi occhioni verdi non si notano:sembra quasi che siano marroni.
Con la mente ritorno a quei ricordi i più belli ed i più brutti nello stesso momento: i miei per sempre nel mai.
"I wont forget, I swear. I have no regrets for the past behind me, tomorrow reminds me just were", no non dimenticherò, non ci riuscirò..che stupida!


sabato 21 gennaio 2012

Società

Dopo quasi un anno che non ci andavo, ieri sera sono stata al laser game gioco che adoro ed ottima alternativa al gironzolare per locali vari tipo degli zombie.
 Non ci sono stata con la mia solita compagnia sarà per l'età, sarà per il carattere ma a loro i giochi ed in particolare questo non li fanno impazzire così sono andata con amici di una mia amica.
Ebbene..erano tutti più piccoli di me!
Ho rivisto la me dei 19 anni: il primo anno di università, le uscite alle 21.30 (ora se non sono le 23.00 chi  esce?!?!?!), l'ironia di quell'età, i problemi sentimentali e gli approcci nei loro confronti.
Paradossalmente a quell'età, pur non rendendosene conto, si è più spensierati e meno consapevoli.
Si è meno consapevoli di chi si è e di cosa si vuole.
Parlando con un ragazzo, lui ha affermato di non sapere nemmeno cosa ci potrà fare, che cosa diventerà con quel pezzo di carta chiamato laurea!!!
E' grave sentire cose del genere ma è diffusissimo come pensiero, come affermazione.
Il più delle volte ci si iscrive all'università perché la società ci inietta nella nostra mente l'equazione università = lavoro; appena usciti dalle superiori vediamo un solo percorso che crediamo sia il più efficiente, il più produttivo per il nostro futuro e tutto questo per avere una vita economica serena: per poter consumare ed acquistare tutto quello che vogliamo.
Siamo figli di una società del consumo e ne siamo diventati schiavi.
Abbiamo il terrore di non poter acquistare quello che desideriamo ma non abbiamo paura di non avere più sogni ed ideali che vadano oltre il consumo.
Stiamo diventando dei bambolotti privi di identità, a cui basta vedere la superficie della vita senza esplorarla e farla propria.
Siamo dei bamboccioni, degli inconsapevoli immaturi.
Ho pensato a quel venerdì sera di quattro mesi fa a Parigi, alla chiacchierata con J. ed E. prima di sapere le loro età, ai loro atteggiamenti e mai mi sarei aspettata che potessero avere 20 e 19 anni: sembrava avessero 25 anni anche per il loro stile di vita e per la loro maturità.
Per tutto questo tempo ho pensato che fosse per le differenze culturali fra Italia e Francia, che questo potesse condizionare la crescita dei giovani ma E. è italiana!
Così ho iniziato a pensare...
Perchè c'è tutta questa differenza di maturità fra questi ragazzi e J.ed E.?
Qual'è lo standard di maturità esatto per ogni età? Esiste?
Com'è possibile che questi ragazzi siano così inconsapevoli delle loro vite al contrario di J. ed E.?
Ho pensato tanto e mi sono tornati in mente gli occhi di J. che si accendevano quando parlava del suo sogno, della sua passione e di come la stesse seguendo perchè era quello che amava fare.
Ed ecco, penso che la risposta sia proprio in questo: chi sogna, chi insegue i suoi sogni e le sue passioni cercando di farne la propria vita anche lavorativa è consapevole di quello che fa, di quello che vuole e si da' da fare attivamente; non si è più schiavi del consumo ma al contrario si incorporano in sé altri valori ed ideali non più di naturale materiale.
Gli oggetti cambiano di significato, non sono più la soluzione ai nostri desideri bensì il mezzo per raggiungere i propri obiettivi.
Ma questo la società non ce lo insegna, ci scoraggia a seguire questa visione di vita, ce la fa apparire scomoda, difficile, poco conveniente ed ecco allora che diventa una strada solo per  i più coraggiosi ed i più sognatori.


"Ci vuole uno sforzo costante per vedere cosa c'è sotto il proprio naso" S. Kubrick

mercoledì 4 gennaio 2012

An insane New Years'eve


Il mio 2012 è iniziato con:
- parigini aspiranti attori, registi, musicisti, montatori appena conosciuti che mi auguravano "Bonne année"
-  il naso succhiato da uno dei parigini sopra ed il suo "Bonne année"
- un irlandese a cui ho insegnato le parolacce italiane (sotto sua richiesta!) e gli ingredienti della margherita e che in cambio mi ha fatto scoprire la combinazione: wisky+coca-cola.
-il corteggiamento/confidenze sentimentali da mezzi ubriachi con un ragazzo aspirante cantante sbracati sulla moquette piena di coriandoli per me e per la mia amica da un'aspirante regista/attore
-la camminata fino alla metro "père lachaise" assieme ad un gruppo di ragazzi e ragazzi che ci invitavano a continuare la serata con loro
-il divoramento di baguette lunghe un metro come pranzo
- il ritorno in Italia
- il concerto di Baglioni con mia mamma (il mio regalo di Natale per lei)
- l'invio di un messaggio che parlava di Jules, destinato a Giorgia, ma erroneamente inviato a lui
-la disattivazione dell'account di fb per non fargli arrivare il messaggio
-la scoperta che la disattivazione era inutile
-il rimedio (eccellente) di Giorgia alla figuraccia


Inizio a pensare che sia un anno all'insegna del delirio, della follia ma quella positiva che ti fa fare miliardi di risate e che ti lega a nuove persone grazie a ricordi buffi e alle volte un po' sfocati.


La settimana a Parigi è stata bellissima, ci siamo divertite ed abbiamo visitato molte più cose rispetto a tre mesi fa e siamo andate anche al cinema. Ci siamo innamorate dei macarons, della grillé au pomme, del vin chaud e della zuppa alle cipolle.
Parigi è sempre bella...è magica: è stupenda con il sole, è stupenda con la pioggia, è trasgressiva ma con discrezione, è romantica, è artistica, è ispiratrice, è custode di maliconie e nostalgie.
Il capodanno lo abbiamo passato a casa di amici di un mio amico (l'unico che non avevo contattato ma che si è fatto vivo lui!) che ci ha invitato lì.
E' stata una serata fighissima, siamo finite dentro una casa tipo quelle dei film di Woody Allen piena di persone con vite interessanti e disponibili a conoscere, farsi conoscere e ad accogliere chiunque con un sorriso ed un bicchiere di punch.

Ora mi devo solo dare da fare per finire tutti i miei studi e per andare a vivere là!