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lunedì 10 febbraio 2014

Fuit




Tre anni fa avevo un piano: finire la scuola di fotografia, laurearmi, fare da assistente per formarmi maggiormente e poi andare a vivere a Parigi.
L'ho bramato così intensamente tanto da rifiutare eventuali legami qualora mi si fossero mai presentati perché dovevo partire e niente mi avrebbe dovuto o potuto far esitare.
In un anno sono riuscita a portare a termine metà obiettivo: finire gli studi e fare da assistente in uno studio e ad una persona che mi hanno insegnato moltissimo sotto ogni punto di vista tanto da portarli per sempre nel cuore con un'infinita gratitudine.
Quest'anno mi sentivo finalmente pronta per cercare di mettermi un po' "in proprio": prima di partire per Parigi avrei voluto avere almeno una piccola esperienza lavorativa. Fortunatamente sono riuscita anche in questo ed è stata una grandissima soddisfazione oltre che un banco di prova che mi ha fatto capire altrettanto su questo lavoro.
Restava Parigi.
Dopo circa due mesi di ricerca per le case ho deciso di optare per una colocation e quindi di dividere una casa.
Non so come sia stato possibile ma in tre giorni mi è arrivata una proposta che sembrava fatta apposta per me: 14 arrondissement ovvero il quartiere che amo, una bella casa e delle coinquiline a modo.
A maggio mi trasferirò.

Mi meraviglio di me stessa e di quanto in quattro anni sia riuscita ad ottenere tutto ciò che volevo ma non ne sono così felice.
In questi mesi mi sono resa conto di quanto mi mancherà tutto questo e di quanto la mia scelta sia diventata più una forzatura, un percorso obbligatorio per avere delle vere possibilità di crescita: non sono solo la sognatrice che va nella città che sogna da quando aveva quattro anni, sono anche uno dei tanti cervelli in fuga da un paese in cui si può solo sopravvivere con grande fatica.
Dovrò lasciare la mia famiglia, il mio cane, i miei amici, i miei luoghi e la mia lingua.
Sarò in un posto nuovo totalmente da sola e dovrò ricostruirmi da zero una nuova vita...
Non ci sarà più la domenica mattina in spiaggia con il mio cane che corre e mi sorride, non ci saranno più gli sbuffi per il 409 che fa un giro immenso, per la metro sempre troppo piena e per la città eterna piena di intoppi e di traffico o mia mamma sempre pronta a tirarmi su: tutto questo mi mancherà.
E questo un po' di rabbia me la fa.

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